Ciao Azeglio

Questa notte ci ha lasciati Azeglio Vicini, uno dei ct più amati della storia della nazionale di calcio italiana per la sua garbatezza, la sua compostezza, la sua simpatia, la sua umanità.
Aveva sempre la battuta pronta, come quella volta a Salerno, quando le condizioni meteo non permettevano alla nazionale di scendere in campo per l’allenamento programmato. “Oè, ma facciamoglieli vedere no, questi azzurri a questi giovanotti che sono venuti a salutarci a migliaia!” E così, al vecchio Stadio Vestuti, ordinò che i vari Zenga, Vialli, Mancini, Giannini, Baggio, la “sua” nazionale, si infangassero tutti sotto la pioggia, corricchiando in allenamento lungo quella fascia di campo ricoperta di pozzanghere. Perché tutti potessero vedere e quasi toccare, i loro beniamini. Sia pure irriconoscibili e infangati dalla testa ai piedi. Gli azzurri. “Visto? Gli azzurri sono sempre al servizio della gente!”. Amava chiamare così i suoi ragazzi.

Prese il posto del “vecio” Enzo Bearzot sulla panchina azzurra dopo il fallimento dei Mondiali di Messico ’86, quando l’Italia venne eliminata agli ottavi di finale dalla Francia di Michel Platini. Ricostruì la nazionale sui suoi ragazzi, quelli dell’Under 21: da Vialli a Giannini, da Mancini a Zenga, inserendo in nazionale A anche un giovane di talento, un certo Roberto Baggio.
Guidò l’Italia agli Europei del 1988 in Germania, che arrivò fino alle semifinali e soprattutto ai Mondiali di Italia ’90 chiusi al terzo posto senza mai perdere, se non solo ai rigori in semifinale contro l’Argentina di Maradona, in quelle memorabili “notti magiche” italiane dove inseguimmo un sogno, che anche grazie a lui non dimenticheremo mai… Che la terra ti sia lieve mister.